Un’ora d’ansia

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Ci stiamo lavorando da molti giorni dispari, e finalmente possiamo dirvi che il nostro libro è pronto. Un romanzo di poche pagine, alcune in bianco, da colorare o da riempire con i vostri pensieri, incentrate sulla possibile scoperta introspettiva di un’ “esistenza comoda”, contro le posizioni belliche che questo mondo ci costringe ad assumere:

* Alla ricerca di me steso – sul fronte sinistro. Un libro da acquistare subito, a meno che voi non abbiate un’alternativa d’urto: il prodotto che vi cambierà la vita, e che vi solleverà dal peso di essere semplici fruitori. Ah!, la vita stringe ai fianchi quando ci sale l’ansia di prestazione, per poi tramutarsi in “ansia d’infestazione” se si ha la sensazione che la parte superiore del corpo si stacchi da quella inferiore in una levitazione d’organi frantumati: sintomo di una schizofrenia della Non-Azione, come disse l’amico Lacan, che si divertiva un mondo scrivendo parole che finissero in –zione, come “fin-zione”, in successioni quasi infinite, tipo quella soprascritta. Il decostruzionismo d’ansia è secondo un’altra definizione un’identità ontologica di cui ci sentiamo posseduti e non proprietari, come disse il caro amico Derrida, ansioso di nascita e morte che un giorno prese tanto di quell’ossigeno, forse troppo, e accompagnandosi con uno strumento a fiato disse, tra uno stridio musicale e l’altro:” siamo ontologicamente ansiosi!”. Il frastuono che ne uscì fuori destò l’attenzione e l’udito di molti, arrivando a quasi 3 metri di diffusione. In pochi però ebbero la prontezza di recepire il suo messaggio tra le note prese di fretta, per di più con l’aggiunta ansia personale prima che musicale di non essere capito; un errore di non poca gravità ansiogena, forse per questo il senso delle sue parole intonate in levare non fu riconosciuto come messaggio di senso comune. Noi ci spingiamo oltre l’ansia, non vi preoccupate, che per Derrida era un vizio da custodire con gelosia, come quelli che tentiamo invece noi di mistificare. Il punto in questione è: quanti di voi soffrono d’ansia? Sì, certo, messa così, senza presentarci nemmeno, e senza una precisa collocazione spazio-temporale, non vi sentite affatto presi in considerazione: allora, girate la ruota della sfortuna, e sperate che esca il montepremio che più vi aggrada nello scartavetrante sfogo giornaliero, diventato parte collante di un autostima che è andata a frantumarsi con gli organi in un carnevalesco crash test: Boom! Siamo la generazione A, e basta aver fatto attenzione fino ad ADESSO per capire che stiamo parlando della prima lettera dell’alfabeto, la prima e l’ultima della parola ANSIA, la prima dell’esclamazione esistenziale AH!; e siamo proprio noi a ricominciare il giro che ci hanno lasciato i nostri genitori. Più che lasciarci un nuovo giro da cominciare ci siamo accorti di essere stati presi in giro, in un bel girotondo di falsi idoli stanchi di tenersi irti sulle proprie stampelle, ma li ringraziamo anche per questo. E’ un continuo ringraziamento a chi ancora fa le nostre veci e chi una volta, per sbaglio, in una notte di sbronza assurda, ci fece. Questa chiara sensazione di essere portatori sani d’ansia ha un po’ contribuito ad un mondo che lentamente ci lascia isolati dietro un computer; un po’ come sto facendo io, però mi fermo qui ché rischio di dire ulteriori cazzate, soprattutto se si parla di dipendenza dai nuovi media. Per quanto possa essere poco capace di una precisa descrizione antropologica, credo che siamo disgraziatamente finiti in una bella prigione di ansia, costruita con le nostri mani. Non più muratori di case o sogni (sicuro c’è qualcuno che l’ha pensato: redimiti) bensì di celle adatte alle nostre nuove e ridotte speranze, (io direi: amputate).

Piano: respira piano; tutto quello che può essere interpretato come una cattivo riferimento o citazione a filosofi, scrittori, pazzi scienziati e psichiatri fannulloni, si attenga al programma di evacuazione: sì, si nomina, si cita in giudizio molte teste pensanti e fumanti che hanno detto qualcosa, nonostante gli altri aspettassero qualcosa o qualcuno di nuovo che arrivasse: terzo riferimento nascosto. Come vi sentite, stanchi, rilassati, pigri, assonnati? Tra poco ricomincia il tempo dello studio e del sudato lavoro, verrà abolito l’otium cum dignitate, l’ansia comincerà a bussarvi alla porta, e voi che farete in quel preciso momento, mica vi lascerete trovare impreparati? Basta prendersi quell’ora d’ansia che vi spetta, da buoni carcerati, così allenterete la pena da ergastolano che vi dondola sul collo, come il pendolo di Arturo, o Giacomo, non ricordo bene l’orologiaio di turno, Pardòn. Una metafora che vi ricorda quanto tempo rimane prima che il groppone di paura, di rischio di un fallimento personale, o di una semplice ma spettacolare figura di merda possa arrivare. Sarà per colpa di proiezioni di aspettative che si dimostrano errate? Ogni giorno siamo testimoni di gare clandestine d’ansia, dove il vincitore non perde occasione di sventolare il suo personale vessillo, quasi fosse un onore essere il più sfortunato. La filosofia della cagione pratica e pura: “sono terribilmente fatto male, nessuno mai mi capirà, ma nonostante tutto vi lancerò le mie maledette litanie di ansia.” Per tali motivi stiamo per mettere su un’organizzazione contro tutti coloro che mietono la tranquillità dei poveri cristi, costretti alla crocifissione da persone incapaci di uscire dalla cinepresa esibizionistica: l’ansia miete ogni anno migliaia di persone. Se siete d’accordo con noi, saremo più che contenti di rendervi in servizio un applicazione per i vostri smart-phone capace di segnalare amici, parenti, conoscenti e non, colleghi universitari affetti da questa patologia endemica. E’ stata anche pensata, per pochi minuti di discussione, l’idea di legittimare ronde di quartieri e di sedi universitarie purché si faccia una prevenzione mediatica del rischio “contaminazione”; però, poi, ci siamo resi conto che non ci possiamo nemmeno fidare del nostro vicino di casa, perché è un totale idiota. Date il vostro contributo a questa fondazione: http://www.hairottoilcazzo.org.ia con un vostro semplice click aiuteremo molte persone, incoscienti del pericolo che infesta ogni angolo del nostro amato pianeta. Noi intanto ci godiamo lo spettacolo stesi; se volete raggiungerci nell’orizzontalità della vita che non stringe più né sul fronte sinistro e né su quello destro, dichiareremo una guerra-lampo all’ansia insieme. Con calma, ci vuole Karma!

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